Sono oltre 200 i reperti esposti nella mostra “Parthenope – La Sirena e la città” venuti alla luce grazie alla costruzione delle stazioni Chiaia, Municipio e Duomo.
Allestita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 3 aprile al 6 luglio 2026, l’esposizione racconta la figura al centro del mito fondativo della città, ripercorrendo l’evoluzione della sua iconografia – da volatile con volto femminile a donna con zampe di uccello e poi con coda di pesce – e del suo significato allegorico, che oscilla tra ammaliatrice pericolosa e benevola accompagnatrice.
La mostra indaga anche la millenaria relazione tra la Sirena e i luoghi della città, con un focus sulla Napoli greco-romana incentrato sull’abitato di Partenope sul promontorio di Pizzofalcone, sull’antico porto scoperto a piazza Municipio e su un’area destinata a funzioni rituali che sorgeva fuori le mura di Neapolis, in corrispondenza dell’attuale piazza Nicola Amore.
Questa sezione trova un suggestivo snodo espositivo nei ritrovamenti legati alla realizzazione della Metropolitana di Napoli.
I reperti rinvenuti con lo scavo della stazione Chiaia documentano le molteplici relazioni di Partenope, testimoniate da ceramiche provenienti da Cuma e Pithecusa ma anche da Atene, Corinto e dall’Etruria, così come rivelano la presenza di un edificio di culto nell’area di piazza S. Maria degli Angeli già nella prima metà del VI sec. a.C.
I materiali emersi durante la costruzione della stazione Municipio tracciano la storia dell’antico bacino portuale, quasi equidistante da Partenope e Neapolis, individuato proprio con la realizzazione della fermata che connette la Linea 1 alla Linea 6.
Numerosi sono i reperti che attestano l’uso dell’approdo già in epoca greca. Tra questi, ceramiche risalenti alla fine dell’VIll sec. a.C. e i resti di un’anfora a figure nere di notevole fattura databile tra il 540 e 530 a.C.
I reperti in esposizione provenienti dai lavori per la fermata Duomo coprono invece un arco temporale che va dal IV sec. a.C. all’età imperiale.
Anfore, frammenti di tegame, una brocca, una zappetta di ferro e due monete della zecca di Neapolis rimandano a pratiche rituali che si svolgevano nell’area di piazza Nicola Amore tra il 350 e 301 a.C.
Al I sec. d.C. risale, infine, una spettacolare testa elmata in marmo greco, emblematico esempio di quanto si è scoperto costruendo la prima metropolitana dell’Arte, dell’Architettura e dell’Archeologia.



