Opere pubbliche e archeologia: la Metropolitana di Napoli caso di studio internazionale

La Metropolitana di Napoli come modello di corretta definizione del rapporto tra opere pubbliche e archeologia: è stato questo il tema dell’intervento del prof. Paolo Carbone all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici svoltasi il 19 febbraio al Campus Universitario di Fisciano (Sa).

Il presidente di MN ha ripercorso l’articolato iter che ha portato alla realizzazione delle cosiddette ‘stazioni dell’archeologia’, sottolineandone le peculiarità che ne hanno fatto un caso di studio a livello internazionale.

“Quella realizzata da MN non è solo un’infrastruttura di trasporto, ma una vera piattaforma di conoscenza, un laboratorio permanente in cui ingegneria, pianificazione urbana e ricerca archeologica hanno lavorato insieme, producendo risultati scientifici, culturali e sociali di valore straordinario” ha spiegato il prof. Carbone “La Metropolitana di Napoli può essere definita, a pieno titolo, oltre che come la ‘metropolitana più bella del mondo’ come una grande ‘macchina del tempo’ sotterranea, capace di restituire, strato dopo strato, la storia della città”.

Nel corso dell’intervento il presidente di MN ha innanzitutto ricordato come la costruzione delle stazioni di Toledo, Municipio, Università, Duomo e Chiaia abbia portato al rinvenimento di circa tre milioni di reperti archeologici.

“Non si tratta solo di quantità, ma di qualità e di ampiezza cronologica: i ritrovamenti coprono un arco temporale che va dal Neolitico fino al XVI secolo, offrendo una sequenza stratigrafica raramente così completa in un contesto urbano vivo” ha evidenziato il prof. Carbone, aggiungendo poi che questa eccezionale documentazione ha permesso di ricostruire con precisione assetti topografici che prima erano solo ipotizzati, come nel caso del porto greco-romano venuto alla luce durante gli scavi per la stazione Municipio.

Significativo anche il passaggio in cui è stato ribadito che la Metropolitana di Napoli “rappresenta il primo grande esempio italiano di infrastruttura trasportistica il cui sviluppo progettuale è stato ridefinito dall’archeologia, e non semplicemente affiancato ad essa”.

Emblematico il caso della stazione Duomo, dove il ritrovamento del tempio legato ai Giochi Isolimpici ha comportato una modifica del progetto con la ricollocazione del complesso archeologico all’interno della stazione stessa.

Notevole quello della stazione Municipio, dove le fortificazioni di epoca vicereale sono state smontate e ricollocate in situ con una tecnica modulare che ha consentito di coniugare rigore conservativo e realizzazione dell’opera.

Il prof. Carbone si è soffermato su un altro primato ascrivibile a MN: l’introduzione di un nuovo paradigma culturale centrato sull’utilizzo del reperto archeologico come parte strutturale dell’opera in costruzione, non più soltanto come oggetto da musealizzare.

“Le fortificazioni vicereali nella stazione Municipio o quelle aragonesi nel mezzanino della stazione Toledo non sono elementi decorativi: sono componenti spaziali che definiscono percorsi, volumi, percezione degli ambienti. Questo cambio di paradigma produce un duplice effetto: da un lato tutela e rende leggibile il patrimonio archeologico recuperato; dall’altro attribuisce all’infrastruttura una identità culturale forte, riconoscibile, non replicabile altrove”.

Concludendo il suo intervento, il presidente di MN ha sottolineato che “l’esperienza napoletana dimostra che il rapporto tra archeologia e opere pubbliche non deve essere vissuto come conflitto o rallentamento, ma come opportunità di conoscenza e di progetto. Quando la pianificazione integra la ricerca, l’opera finale è più ricca, più identitaria, più duratura. La metropolitana diventa così non solo mezzo di trasporto, ma strumento di racconto del territorio: un viaggio fisico e, insieme, storico. Una vera macchina del tempo che ti sposta nel presente, ma contemporaneamente ti fa viaggiare nelle diverse epoche del passato, consolidando ciò che siamo e la nostra storia. Una infrastruttura al servizio della città, della sua memoria e soprattutto dei suoi cittadini”.

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